Viaggio in Bielorussia

Come ogni anno, una nostra delegazione si è recata in Bielorussia a far visita ai bambini che arriveranno nei prossimi giorni. Pubblichiamo un articolo scritto dalla nostra rappresentante delle famiglie, Elena Sala.

 

“UVIDIMSJA V CARUGATE”

(Elena Sala – Rappresentante delle famiglie nel Comitato Progetto Cernobyl)

 Siamo partiti da Malpensa in un tardo pomeriggio piovoso di fine aprile.

Sono bastate poche ore di volo per arrivare all’aeroporto militare di Gomel e un po’ di attesa per avere il visto di entrata in Bielorussia, poi finalmente siamo sul pulmino che ci porterà a Dobrush. Ho atteso per mesi questo momento, ma la notte avvolge il paesaggio e accresce la mia attesa e l’aspettativa per quello che vedrò domani…

Con il buio, si vede solo qualche coniglio che attraversa veloce la strada, spaventato dai fari del pulmino; ma la luce del giorno rivela invece la bellezza essenziale e avvolgente di paesaggi che avevo solo immaginato: cieli azzurri, campagne verdi, strade sterrate, nidi di cicogne e soprattutto loro, uomini, donne, bambini, che si affacciano da case colorate che non sempre riescono a nascondere le ombre delle loro vite.

Ciò che mi colpisce è il contrasto evidente tra la povertà di queste persone e la ricchezza dei loro cuori: ci accolgono con una semplicità e una serenità disarmanti, ci invitano nelle loro case, ci raccontano frammenti delle loro vite, per rendere il soggiorno in Italia dei loro bambini il meno traumatico possibile. Mi rendo subito conto che generosità e sincerità qui hanno un significato diverso, più vero.

Abbiamo incontrato tutti i bambini “nuovi” e le loro famiglie – o ciò che a volte resta della famiglia. Sono 10 bambine e 9 bambini, tra gli 8 e i 12 anni; qualcuno è più timido, qualcuno lo è meno, qualcuno “spunta” i giorni che mancano sul calendario e chiede se è vero che in Italia ci sono le stalattiti…

Abbiamo iniziato a familiarizzare con i loro nomi: ci sono tanti Sasha, qualche Katya e Dyma, ma anche nomi più insoliti come Alena, Aliaksei, Hardzei; questi nomi entreranno per un mese nelle nostre vite e non usciranno più dai nostri ricordi. “Uvidimsia v Carugate” (ci vediamo a Carugate – ndr) era il nostro saluto.

Siamo anche andati a fare un saluto a molti dei bambini ospitati negli anni passati: li abbiamo trovati cresciuti e a volte abbiamo visto qualche segno di miglioramento – anche se debole – nella loro esistenza.

Mi sono avvicinata al progetto Cernobyl, alla prima esperienza di accoglienza nel 2008 e i racconti degli amici di Carugate che avevano già visitato i villaggi bielorussi mi avevano emozionato profondamente. Niente però è paragonabile a quello che si prova vedendo di persona gli sguardi, a momenti tristi, a momenti allegri – ma sempre profondi – dei bambini del “priut” (istituto di accoglienza temporanea – ndr), al nodo che ti stringe lo stomaco quando li dobbiamo lasciare dopo aver giocato e riso con loro. Non è possibile immaginare il serio stato di degrado di alcune abitazioni, così come non potevo immaginare che fosse così buona una ricotta di capra offerta con tutto il cuore da chi non ha di che vestirsi.

E neppure avrei mai pensato che un semplice abbraccio potesse trasmettere così tante parole, che non hanno bisogno di traduzione…

 

Elena Sala
19 maggio 2009

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